|
Questo,
fra tutti, è decisamente il capitolo più divertente di questa
autobiografia. E' il periodo che parte dai miei 23 anni, cioè da quando
presi la fatidica decisione di fare della musica la mia vera professione.
E'
anche il periodo in cui affrontai i miei studi più impegnativi e proficui,
grazie soprattutto ai favolosi insegnanti (non è sarcasmo) che mi
capitarono in questi brevi anni. Ma cominciamo a parlare proprio di loro. La
mia passione per il jazz e latin-jazz risale all'età di sedici anni, e
quando lasciai la musica per l'ultima volta soffrii di carenza di jazz con
tutte le immaginabili ed ovvie conseguenze (debolezza generale, capogiri,
febbre, ...). Fu proprio grazie all'intenzione di riprendere a suonare che
conobbi il mio primo Maestro degno di ammirazione (badate che la
"M" maiuscola si addice più che mai a questa persona).
Il
suo nome è Marco
Meloni, pianista, dotato di un'esperienza tangibile fino
alle note più acute del registro. Adulazioni a parte, è lui che iniziò a
darmi tutto quel nuovo bagaglio musicale del quale un professionista non
può fare a meno. Per la cronaca: anche oggi continuo a voler imparare da
qualcun'altro; credo che lo farò sempre ed in modo sempre più consapevole.
Marco
fu anche una fonte di nuove curiosità musicali; se non altro capitò in un
periodo in cui la mia curiosità musicale si spinse a livelli decisamente
elevati. Fu anche il periodo della passione per la musica di Frank
Zappa, almeno per quanto riguarda il repertorio di musica da camera.
Grazie a degli amici musicisti misi in piedi un piccolo ensemble di musica
contemporanea orientato esclusivamente alle composizioni di Zappa. Per
quanto ne so, l'ensemble in questione non ha ancora un nome (anche se c'era
una certa propensione per il nome "G-Spot Ensemble").
Mi
misi a studiare il corno francese con Cinzia Ligas, che mi insegnò
veramente tanto nonostante per me sia solo un passatempo (non credo di
essere un bravo cornista e non voglio esserlo).
L'anno
più bello è però il 2004, anno in cui studiai pianoforte a Roma, col
Maestro che io definisco il GURU del pianoforte jazz: Giorgio
Cuscito.
Lui
mi ha insegnato una cosa fondamentale: LA MUSICA E' UNA COSA PRATICA. Con
questo credo che intendesse dire che quando suoni il pianoforte non devi
pensare.
Non
ci si deve lasciare trasportare da false elucubrazioni filosofiche di
chissà quale spessore, giustificate dal falso mito che la musica è arte e
quindi viaggia su un piano così mistico da sfiorare l'esoterismo magico;
insomma: quando devi suonare, devi essere un'animale, non un poeta fiacco.
...
Sapete una cosa? E' vero, funziona proprio così!
Badate
bene che tutto questo si applica anche alla composizione! Vi potrà sembrare
radicale, potete anche non essere d'accordo (lo spero), ma quando si
affronta la musica per quello che realmente è, tutto è più facile, più
originale e violento. E qui viene il bello: CHE COS'E' LA MUSICA? ...
ebbene, la risposta tanto attesa è: LA MUSICA E' INTRATTENIMENTO.
E'
proprio così: intrattenimento. Sembra semplicistico ma funziona. Pure se si
ascolta con interesse "Ruth is Sleeping" di Frank
Zappa o "Ionization" di Edgar Varese si deve ammettere che qui
non si parla di arte bensì di intrattenimento. Vi siete mai chiesti cosa ci
spinge a pagare quindici euro per comprare un CD della nostra musica
preferita? ... Nient'altro che l'allettante possibilità di gustare quello
che ci piace, oppure di provare nuovi gusti; ma il motivo che sta alla base
di tutto questo non è forse l'intrattenimento?
Immaginate
di entrare in un negozio di dischi con la ferma intenzione di comprare arte:
come fate a sapere quale disco comprare? Chi decide che Mozart è ARTE, che
pure Beethoven lo è, ma Frank Zappa no?
Come
fate a fidarvi di chi vi dice che De Andrè è poesia (e quindi arte) ma
Riky Martin non lo è?
Quello
che voglio dire è che nessuno è capace di un giudizio così neutrale da
garantire la distinzione tra opera d'arte e spazzatura, e questo è dovuto
al fatto che non esiste ne l'una ne l'altra.
Il
consumo della musica è basato piuttosto dal gusto personale
dell'ascoltatore che, da definizione, è insindacabile. Lo so, anch'io come
voi conosco persone che si comprano "La Traviata" solo perchè la
critica ha deciso che quella è un'opera d'arte. Fortunatamente in questi
ultimi anni si avverte una certa reazione a questo antiquato modo di
pensare, che tra l'altro ha rallentato lo sviluppo naturale della musica
fino ad oggi.
Il
consiglio che vi do è questo: ribellatevi a tutto questo, mandate a quel
paese (ma con rispetto) chi vuole decidere al posto vostro i vostri gusti
musicali, stupitevi da soli acquistando - almeno per una volta - musica che
non avete mai avuto l'intenzione di ascoltare (anche se si tratta di generi
che odiate con tutto il vostro cuore). Ogni tanto una piccola svolta
dall'ordinario può servire, fidatevi di me.
|